mercoledì 31 ottobre 2012

Mendicante di sogni - 21/9/2011

Quello del poeta
è un sogno velenoso
di pini che occhieggiano
di querce che sussurrano.
Pennelli e bandiere,
spade e pugnali,
intrighi fitti
come le trame di Morfeo.
Quello del poeta
è un discorso da ciarlatano,
di parole vuote
da venditore di finte sillabe
di elementari imbrogli
e verità sepolte.
Quella del poeta
è un'azione immonda,
in luogo della verità la menzogna
è il suo unico fine,
e mente con la verità sulle labbra.
Uccide, si uccide,
si rigenera e resuscita
in versi dai versi.
Quella del poeta
è una vita liquida
sfuggente e incommensurabile:
è umano e la sua carne muore e decade,
confidando nella labile immortalità
di un foglio di carta.
in cambio della libertà o della prigionia,
non l'ha saputo prima
di non avere più un'anima,
venduta al peggior offerente,
buttata al vento
o strappata a brani dai mille fiori che ci sono cresciuti
come sull'albero marcio.
Quella del poeta
è una penna tossica
una siringa con due aghi:
il poeta scrive con il sangue
suo e degli altri, parassita
per le anime e gli spettri
che rinchiude nei fogli,
scrivendo risposte
tra le righe di letture malate.
Il poeta è un nomade
un apolide che chiama casa
il foglio e la penna,
vaga con la tana in tasca
senza meta nè posa
tra le pagine che assorbono
il sangue di coloro che, mai esistiti,
ha ucciso e rapito.
Quella del poeta
è una morte di rinuncia e rinascita:
il suo cuore di fuoco
illumina e brucia
pagine di sogni non scritti,
non fatti,
mai esistiti se non nella realtà.

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